Sanatoria immigrati 2020: dimostrare la presenza in Italia

Nelle ultime settimane si sta parlando molto del nuovo Decreto Rilancio ed uno dei punti più discussi è quello relativo alla nuova sanatoria immigrati 2020. Si tratta in pratica di un’opportunità che lo Stato italiano dà ai datori di lavoro ed ai lavoratori che intendono allontanarsi dal lavoro in nero e diventare regolari.

Normalmente il lavoro in nero viene punito con delle sanzioni, che sono previste sia per il datore di lavoro che non offre un contratto ai suoi dipendenti, sia per il lavoratore che accetta di essere impiegato senza regolare contratto e che dunque accetta di lavorare pur essendo consapevole che in questo modo non verserà le tasse nelle casse dello Stato.

Grazie alla nuova sanatoria i datori di lavoro ed i lavoratori in nero potranno chiedere, entro i termini stabiliti, una regolarizzazione della loro posizione lavorativa. Lo Stato si impegnerà a non applicare sanzioni per chi seguirà queste procedure ed invierà la domanda entro il 15 luglio 2020.

Sono tanti gli aspetti della sanatoria da conoscere per sfruttare al meglio questa interessante opportunità. Per approfondire si può leggere la pubblicazione Sanatoria sulla Regolarizzazione degli Immigrati, scritta dall’Avv. Iacopo Maria Pitorri, considerato ad oggi uno degli esponenti più autorevoli di questo argomento ed un punto di riferimento per il diritto sull’immigrazione.

Uno dei punti da tenere bene a mente riguarda il periodo di residenza del cittadino straniero in Italia. A seconda della procedura che si deciderà di utilizzare, il cittadino straniero per poter sfruttare la sanatoria dovrà avere un permesso di soggiorno scaduto dopo il 31 ottobre 2019, oppure dovrà essere stato presente in Italia da prima dell’8 marzo 2020. 

Nel primo caso è semplice dimostrare di avere i requisiti, basterà infatti presentare il permesso di soggiorno scaduto per chiedere che venga rinnovato con un permesso di soggiorno straordinario della durata di sei mesi e valido solo in Italia. Nel secondo caso invece bisognerà dimostrare di essere in Italia da prima dell’8 marzo 2020 e ciò lo si può fare in diversi modi.

Potrebbe rappresentare la conferma un controllo casuale fatto dalle forze dell’ordine italiane prima dell’8 marzo 2020 su un cittadino che precedentemente era stato sottoposto a rilievi fotodattiloscopici perché aveva richiesto un permesso di soggiorno in Italia.

E’ considerata valida anche l’eventuale dichiarazione di presenza, fatta dal cittadino straniero che aveva deciso di soggiornare in Italia per un periodo inferiore ai tre mesi, oppure inviata direttamente dall’albergo nel quale il cittadino straniero risiedeva.

Infine è possibile dimostrare la presenza in Italia da prima dell’8 marzo 2020 presentando uno o più documenti rilasciati da organismi pubblici e recanti una data antecedente all’8 marzo, che confermi quindi la presenza del cittadino straniero sul territorio italiano.

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